15/03/2020
CONSIDERAZIONI SUI RISVOLTI ECONOMICI DEL CORONAVIRUS
Buongiorno. Sentire un eminente ministro che dichiara in tv che nessuno perderà il lavoro per colpa del coronavirus fa veramente preoccupare in quanto rende l’idea di come la politica sia lontana dai problemi del popolo. Sia chiaro. La mia non è una protesta ma un'umile suggerimento scaturito da molti anni di fatica per gestire una piccola azienda. Da sempre, noi piccoli siamo abituati a non sperare negli aiuti di stato che spesso rappresenta un nemico con il quale combattere. Troppo spesso le misure di sostegno dell'economia sono immancabilmente finite nelle mani sbagliate (vedi il reddito di cittadinanza) Oggi con la tragedia economica che incombe e che apparira' a breve nella sua reale drammacita' non riesco a capire come potremo far sopravvivere le tante piccole aziende quando riapriranno e quando i consumi torneranno normali. Dai comunicati televisivi si apprende che saranno disponibili parecchi miliardi ma non si e' mai chiarito dove saranno destinati e chi ne avra' diritto e come fare per concretizzare. Probabilmente il potere non sa che cio' che piu' conta e' l'urgenza e la certezza. Moltissime attivita', giustamente, sono state fatte chiudere ma nessuno ha chiarito come comportarsi con i dipendenti e non si capisce chi li dovra' pagare. Si parla di ferie, che poi finiscono e, comunque, rappresentano un danno per i lavoratori, si parla di cassa integrazione con pero' un'infinita serie di condizioni che di fatto impediranno ai piu' di goderne. La mia richiesta, la mia umile supplica e' rivolta al potere. Fate cio' che potete ma attenzione al rischio piu' grosso. Se non farete estrema chiarezza sulle procedure di sostegno, finirete per dare una fortissima opportunita' ai delinquenti commerciali che se fino ad ora hanno avuto vita facile nei loro magheggi, con lo spostamento a data da definire di tutte le incombenze fiscali ci andranno a nozze. Gli onesti appena possibile pagheranno mente l'enorme massa dei faciloni abituati a non pagare troveranno terreno molto fertile e non pagheranno mai piu' con la certezza dell'impunita'. (vedi le cartelle esattoriali ormai ammuffite da anni di stazionamento negli archivi dell'agenzia delle entrate). Da tempo ho proposto precise misure che automaticamente aiuterebbero i giusti. Oggi, un piccolo commerciante onesto ha la necessità non di rimandare i costi ma di annullarli, pertanto vorrei ripetere: Alle piccole aziende che, per tutto il periodo di chiusura e di crisi conclamata, accettano di pagare ai dipendenti anche assenti l'80% dello stipendio netto, lo Stato dovrebbe concedere di: A) non pagare i contributi al 100% che poi sarebbero ripresi dal lavoratore stesso a fine carriera lavorativa continuando l’attività per un pari periodo prima della pensione B) annullare il pagamento del 100% dell'affitto di immobili commerciali per la chiusura e ridurlo del 60% sino a fine crisi dichiarata. (Sia chiaro: non sospeso, ma annullato. Mi risulta che in caso di pandemia lo Stato possa intervenire nei contatti privati). non parlo per convenienza personale in quanto la ns azienda ha la proprieta' della sede ma per totale convinzione che in tempi duri per tutti, anche il proprietario dell'immobile affittato debba fare la sua parte. C) dare la possibilita' a qualsiasi commerciante di sospendere il pagamento dei debiti commerciali ed imposte pregresse con scadenza sino al 29 febbraio 2020 ma imporre il pagamento immediato per ogni acquisto futuro. Questo sempre per evitare che i furbetti devoti alla pratica del "pagare dopo, meglio mai" approfittino del favorevole momento. Tutte queste misure non sarebbero un costo immediato per lo Stato che poi, con estrema calma, potrebbe intervenire con misure molto ragionate e concordate con i vari settori, ma dopo, a bocce ferme. Grazie per l'attenzione. .silvio bisagni BSGSLV51R22F205Y 33 55 79 39 49  

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